Un incontro estivo a Salina, isola verde delle Eolie, è stato lo spunto che ha introdotto questo interessante connubio tra letteratura, terroir e degustazione di vini.


Lo sfondo è Santa Maria di Salina durante i Malvasia days, appuntamento che chiama a raccolta i produttori dell’isola e attira tecnici e appassionati.


Il vino unisce e anche in questo caso dopo l’incontro nasce il progetto della serata catanese dello scorso 3 Aprile allo Sheraton Four Points di Acicastello (CT). Agata Arancio, Simonetta Lorigliola, Valeria Lopis e Antonino Caravaglio si ritrovano insieme, come i giorni di Salina, accolti dal Presidente di Fondazione Italiana Sommelier Paolo Di Caro.

Si parte dalla presentazione del libro Eolie Enoiche dell’autrice Simonetta Lorigliola, Triestina trapiantata alle Eolie, pubblicato lo scorso giugno dalla casa editrice Derive Approdi https://deriveapprodi.com/

Una scrittura fluida e diretta introduce temi cruciali nello sviluppo economico e culturale di Salina: la cura e la custodia delle vigne, le lavorazioni tradizionali, la ricerca e la sperimentazione, l’innovazione, il turismo realmente sostenibile.


I brani letti dalla scrittrice sono ricchi di salsedine e di sbuffi di schiuma marina. Il racconto verte sulla rinascita della Malvasia delle Lipari, il vitigno autoctono eoliano arrivato con i mercanti veneziani e diffuso in tutta Europa. Dopo la fillossera arrivata fortunosamente tardi nelle isole minori, si cominciò ad abbandonare i vigneti e ad emigrare per sopravvivere.
E qui si inserisce il racconto di Nino Caravaglio che ha ripercorso il suo rapporto diretto con gli anziani della civiltà agricola di Salina. I pochi anziani resilienti rimasti con con coraggio in quei lembi di terre fluttuanti nel Mediterraneo, hanno salvato il patrimonio ampelografico eoliano.


Caravaglio ha citato Carlo Hauner, il primo a credere che vino isolano può avere un’altra possibilità e tornare ad essere apprezzato, capito.

La degustazione


Per l’occasione catanese Caravaglio ha portato 3 vini in anteprima e una nuova straordinaria etichetta. Il servizio curato dai sommelier di Fondazione Italiana Sommelier è stato guidato dalla docente e wine educator di FIS Agata Arancio.

Infatata 2021, Malvasia secca in purezza è il primo cru dell’azienda. Il colore del vino ha luce propria. La nota aromatica è netta persistente ma non banale e oscilla tra gelsomino e zagara, man mano l’olfatto si apre ed evolve verso una trama tropicale e iodata. Il sorso è fresco e verticale con una vena sapida e rotonda.
Occhio di Terra 2021, macerato di Malvasia secca in purezza. Un orange elegante e complesso. Legato alla terra che mantiene la croccantezza della bacca e la trama quasi tannica senza essere sovrastante. In bocca il sorso è pieno e appagante. Il gusto persiste in bocca per finire con uno spunto salmastro.
Palmento di Salina 2021, rosato quasi rosso: vino contadino che rispetta la tradizione agricola santamarinese. Il colore già fa intendere la piacevolezza del vino che rimane comunque fresco e beverino.
Scampato 2019, nuova etichetta alla sua prima apparizione pubblica. Rosso possente ma non austero. Il Corinto nero in purezza, uva pregiata che da tradizione dava il colore ambrato alla Malvasia dolce. Fino agli anni 70 il Marsala era il vino dolce delle grandi occasioni e nel tentativo di somigliare al raffinato Marsala, gli isolani mettevano in uvaggio un po’ di Corinto nero per conferire colore al passito. Il cru di Corinto di Caravaglio nasce da un vigneto di piante centenarie a piede Franco su Fossa del Monte altopiano di Lipari che ha protetto e “scampato” le viti da intemperie e malattie. Affascinante il racconto della riproduzione per margotta. Un vigneto che si rigenera, quasi eterno.
Malvasia delle Lipari 2019, passito. Riflessi d’oro brillano nel calice. Una festa di sentori: frutta sciroppata, scorza di arance caramellate, zagara e miele di limone. In bocca la spalla acida regge il residuo zuccherino e il sorso, lunghissimo, si conclude con un finale ammardolato e sapido.

Testo di Alberto Rossi.

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