Parlare di vino perpetuo con un produttore che per amore familiare e passione ha riportato in vita un’antica storia, è molto affascinante.

L’occasione è l’evento tasting organizzato a Catania lo scorso 23 aprile dalla delegazione locale di Onav (https://www.onav.it ) coordinata da Danilo Trapanotto.

Il racconto di Pierpaolo Badalucco, quarta generazione di produttori a Pretrosino nell’agro trapanese ad una decina di chilometri da Marsa Allah cioè Marsala (porto di dio), è una doppia storia d’amore.

Partito da Petrosino dopo una laurea in Scienze Politiche alla volta di Madrid, Pierpaolo era destinato ad un lavoro in banca in giacca e cravatta.

L’incontro con Beatriz De La Iglesia Garcia avvicina Pierpaolo alla terra, il richiamo in Sicilia è fortissimo, e nasce nella coppia un’idea di contaminazione nuova, qualcosa di mai visto prima: impiantare nelle terre di famiglia alcuni vitigni iberici come il Tempranillo e Verdejo oltre che i vitigni autoctoni di sempre Grillo e Nero d’Avola. Nasce così più 20 anni fa il progetto Dos Tierras, due terre unite nelle quali contrasti e similitudini concorrono ad ottenere dei vini unici.

Unici nel panorama vitivinicolo siciliano, Pierpaolo e Beatriz sono anche i protagonisti di una grande riscoperta. Insieme a pochi altri produttori, come il grande Marco de Bartoli a Samperi, i viticoltori restituiscono nuova vita al vino che fece innamorare John Woodhouse.

Si tratta del perpetuo, il tesoro di famiglia dei contadini marsalesi, il vino che si produceva prima del Marsala fortificato voluto dagli inglesi e diffuso in tutto il mondo.

Il perpetuo è un vino ossidativo senza aggiunta di alcool, rimane in una botte scolma dalla quale ogni anno si preleva la parte che viene venduta e bevuta mentre il vino della vendemmia corrente viene aggiunto appena vinificato.

Quindi è un vino perpetuo perché rimangono sempre quote parti di vendemmie precedenti.

Prima dell’Ottocento veniva tramandato da padre in figlio e a volte usato come dote, era il vino dei momenti importanti e anche oggi l’occasione è solenne, Pierpaolo Badalucco ha potuto così ripercorrere i suoi ultimi vent’anni da vignaiolo.

Pierpaolo e Beatriz sono vignaioli “naturali” per esigenza. Il rispetto della natura sia in vigna che in cantina per loro è non utilizzare nessun additivo chimico che possa interferire con il lavoro dell’uomo.

L’adesione all’associazione Vinnatur https://www.vinnatur.org è un accordo d’onore condiviso con gli altri produttori “naturali” associati, un patto che colma un gap: non esiste in Italia una regolamentazione in proposito.

La degustazione è iniziata con il Perpetuum vino storico della famiglia Badalucco, prodotto a partire dal bisnonno di Pierpaolo. Sono campioni di botte. Il Pipa 3/4 è appunto il nome commerciale del Prebritish di Badalucco, la pipa era la botte a forma conica che si usava per per questo tipo di vinificazione e 3/4 è la quantità del vino 1/4 rimane scolma per il processo di ossidazione.

Il Perpetuo non si può fare ovunque ma solo in alcune vigne con specifiche caratteristiche e la vigna più vocata tra le terre di Badalucco è in Contrada Triglia, la migliore per il Grillo che seguirà questo tipo di trasformazione.

Tra le diverse annate spicca la 99 con ancora una spalla acida che lo rende fresco e note che vanno dal cioccolato alla caramella Carrubba per poi avvolgere il naso con il mentolato e ancora caramello e caffè.

Poi che il Grillo Verde blend di Grillo e Verdejo con fermentazione naturale e macerazione sulle bucce dai 5 ai 10 giorni.

Infine il Dos Tierras 2018 l’altro vino siculo-spagnolo 50 nero d’avola e 50 trempranillo.

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